Dall'Idrocolonterapia di un tempo, alla Colon Idro Terapia Medica di oggi

Le scorie che derivano dal cibo e che non sono più utili all’organismo vengono immagazzinate e successivamente eliminate attraverso quella parte terminale del tubo digerente che si chiama Colon.

In questa zona dell’intestino, oltre alle scorie, si trova tuttavia anche la maggior parte di quei microrganismi che costituiscono la cosiddetta flora batterica intestinale.

Nonostante la parola flora batterica faccia subito pensare a qualcosa di nocivo, in realtà la presenza di tali microrganismi é un fatto assolutamente normale per l’organismo.

E’ proprio infatti grazie ai 100 trilioni e più di germi viventi, che in questa parte dell’intestino si svolgono alcune funzioni strettamente correlate al benessere psicofisico generale. Tra queste ad esempio la produzione di vitamine e di acidi grassi essenziali, la stimolazione dell’immunità generale e locale, l’inibizione delle specie patogene più pericolose.

Per questo motivo oggi si tende a considerare la flora batterica intestinale un vero e proprio organo da mantenere in condizioni di perfetta efficienza.

Ne consegue che, oltre a fronteggiare tempestivamente le alterazioni microbiche di qualsiasi origine, si deve perseguire ogni strategia atta a favorire la conservazione e la crescita dei batteri che sono in grado di svolgere le funzioni più utili alla nostra salute.

Nei soggetti sani infatti questi batteri formano un vera e propria biomassa, molto simile ad un ecosistema perfettamente suddiviso ed equilibrato tra specie diverse, tanto da costituire quella che viene definita “eubiosi intestinale” cioè una condizione ottimale per l’organismo. 

Tra i batteri più utili ed importanti (il 90% circa di tutti i batteri presenti nell’intestino eubiotico) da segnalare il Lattobacillo acidofilo, così chiamato perché presente anche nel latte che trasforma in yogurt ed il Bifidobatterio capace di stimolare i poteri immunitari intestinali.

Se la condizione di “eubiosi intestinale” viene meno perché ad esempio si realizza un diverso equilibrio tra le varie specie batteriche, oppure le specie sane vengono sopraffatte da quelle dannose, la “eubiosi” si trasforma in “disbiosi intestinale”, che si manifesta con un malfunzionamento dell’intestino accompagnato o meno dal coinvolgimento di altri organi ed apparati.

Una condizione di questo tipo può verificarsi ad esempio con un’alimentazione sbagliata per un eccesso di carne, zuccheri e grassi (abitudine favorevole, tra l’altro al cancro del Colon), oppure per l’uso di antibiotici, oppure ancora per un eccesso di fumo e di alcol, oppure per forti emozioni e stress continuato che alterano la secrezione digestiva dello stomaco, prima barriera alle specie batteriche dannose, oppure ancora per stipsi da insufficiente presenza di fibre nell’alimentazione, oppure ancora per digestione incompleta dei cibi dovuta a scarsa masticazione o a carenza di enzimi, oppure infine per l’uso della pillola anticoncezionale.

I sintomi più frequenti in caso di disbiosi intestinale sono rappresentati dalla fermentazione e dalla putrefazione che si manifestano con gonfiore ed eccessiva produzione d’aria. Ma i sintomi meno avvertibili e più insidiosi sono quelli legati alla presenza nel sangue delle tossine nocive, anche se gli studi condotti hanno escluso in questi casi il rischio di una vera e propria autointossicazione.

Tuttavia, la lingua secca e patinosa, la bocca amara ed impastata al mattino possono essere i primi segnali di questa presenza e l’espressione di quanto l’organismo ed il fegato in particolare fanno per tentare una loro eliminazione attraverso la saliva. (fenomeno noto tra l’altro anche ai medici di un tempo, che pur senza conoscere le cause di questo fenomeno, intervenivano con un buon purgante).

Se queste tossine non vengono eliminate con la necessaria rapidità finiscono per venire immagazzinate nei tessuti meno nobili dell’organismo, come ad esempio il tessuto adiposo, la pelle e lo spazio interstiziale tra una cellula e l’altra, dove possono concorrere allo sviluppo di malattie come la cellulite e l’acne o di processi degenerativi che facilitano l’invecchiamento e la comparsa di forme tumorali.

Che cosa fare dunque in questi casi?

La scienza medica propone oggi di depurare e rigenerare l’intestino con la versione moderna (Colon Idro Terapia) di una antichissima pratica salutistica, l’idrocolonterapia, un trattamento semplice ed indolore, il cui momento saliente é il lavaggio del Colon. Si tratta di una metodica che, negli ultimi anni, ha conquistato sempre maggiore credibilità sia negli ambienti scientifici sia tra il grande pubblico, tanto da diventare in alcuni paesi un vero e proprio fenomeno di moda.

Tra gli adepti illustri, che hanno contribuito non poco al successo di questa pratica vantandone pubblicamente i pregi, si contano famosi nomi dello spettacolo e persino delle case reali europee, da Tina Turner alla compianta Lady D.

Nonostante i recenti splendori, le radici di questa terapia sono, come dicevamo all’inizio, assai antiche. L’idea di intervenire sullo stato di salute dell’organismo attraverso un lavaggio dolce e profondo del colon sembra addirittura risalire all’antico Egitto. Anche nei testi della medicina indiana, scritti più di duemila anni fa, il lavaggio del colon, usato come principale tecnica negli interventi di disintossicazione, viene indicato quale straordinario rimedio per curare svariate malattie croniche, non ultimi i disturbi della psiche.

L’azione favorevole nei confronti di tali patologie potrebbe infatti essere collegata semplicemente a una stimolazione di tipo meccanico. Il trattamento, infatti, opera un vero e proprio massaggio interno, con distensione e rilassamento delle anse del colon che, oltre alla stimolazione della peristalsi, provoca una liberazione di neuromodulatori, specialmente endorfine, a livello del cervello.

Più facilmente comprensibili sono invece, sia l’azione depurativa che si basa sulla rimozione di tutte quelle scorie e di tutte quelle sostanze di derivazione fecale che impegnano fino allo stress il sistema di difesa immunitario, consentendogli di rafforzarsi e di indirizzare vantaggiosamente la propria attività verso il resto dell’organismo, sia quella sulla flora batterica intestinale eubiotica, che viene rapidamente normalizzata.

Questo spiega perché dopo i trattamenti la sensazione più facilmente avvertibile è quella di notevole benessere generale.



La Colon Idro Terapia è un atto medico


Quando alla fine degli anni 90, forte di una mia specialità in chirurgia generale, ho cominciato a praticare la Colon Idro Terapia presso il centro termale in cui tuttora lavoro cedendo soprattutto alle numerose richieste che mi venivano perché tale trattamento era di moda, non avrei certo immaginato che la Colon Idro Terapia sarebbe diventata per me anche una scommessa.

L’esperienza dei quasi ottocento casi finora maturati, mi ha infatti progressivamente convinto che in tale metodica ci sono delle prerogative ben al di sopra dello scetticismo che l’ha spesso accompagnata e con cui io stesso ero partito. Prerogative per le quali vale appunto l’impegno di una scommessa.

E questa scommessa è quella di riuscire a dimostrare che la Colon Idro Terapia fa bene non solo perché i pazienti trattati si sentono bene, ma anche perché noi medici siamo in grado di programmare e produrre quelle serie verifiche sperimentali che sono necessarie nella medicina scientifica.

Da qui pertanto la creazione qualche anno fa dell’Associazione Italiana di Idrocolonterapia, trasformata poi nel Marzo del 2002 in Associazione Medica Italiana di Colon Idro Terapia con notifica al Ministero della Sanità per meglio ufficializzare l’inizio di nuovo impegno culturale là dove questo era stato insufficiente od inesistente.

La trasformazione in Associazione Medica, sollecitata da più parti, si è resa inoltre necessaria per inquadrare nell’interesse di tutti e nel modo più corretto possibile, soprattutto dal punto di vista etico, un trattamento terapeutico che è andato via diffondendosi e che, proprio per la sua peculiarità, ha e deve mantenere le caratteristiche di un atto medico.

Più recentemente e sempre nell’ambito di quella continua evoluzione che fa parte appunto del metodo scientifico da noi seguito, l’Associazione si è trasformata in AMICIT, Associazione Medica Italiana di Colon Idro Terapia.

Il senso di questa trasformazione è duplice.

Da un lato vogliamo infatti separare definitivamente la Colon Idro Terapia, con tutte le implicazioni positive e negative che dietro questo termine e tra coloro che la praticano ancora si celano, dalla Colon Idro Terapia evoluzione medica moderna di un metodo che vede nella figura dello specialista, possibilmente esperto anche di gastroenterologia e di nutrizione, il punto di riferimento principale.

Per meglio sottolineare questo concetto, senza entrare nel merito degli aspetti positivi che la Colon Idro Terapia può rappresentare oggi per molte patologie quando selettivamente e correttamente eseguita, desidero portare la vostra attenzione sulla proposta di trattamento che l’Associazione ha elaborato e che da sola, meglio di ogni altra parola, ne esalta le caratteristiche di atto medico.

La Colon Idro Terapia va divisa in quattro differenti fasi.

La prima di queste è la fase diagnostica che valuta il soggetto da trattare, sia dal punto di vista della salute in generale, sia da quello della funzione intestinale.

Oltre alla tradizionale anamnesi, al tipo di lavoro, alle abitudini dietetiche, allo stile di vita, alle malattie presenti e passate, all’esito di eventuali esami radiologici o più specifici come la gastroscopia o la colonscopia e all’assunzione di farmaci, vanno considerati in particolare i disturbi del sistema gastrointestinale come ad esempio la dolorabilità addominale, la presenza o meno di meteorismo e di flatulenze, la frequenza ed il tipo delle scariche, l’irregolarità delle feci, le alterazioni della loro consistenza e colore, la presenza di sangue o di perdite ematiche, la stipsi, il collegamento dei disturbi con certi alimenti o con certi comportamenti.

Questa prima fase che comprende poi un accurato esame obiettivo dell’addome allo scopo di raccogliere tutte le informazioni utili ad identificare ed inquadrare i disturbi lamentati e a programmare o meno i tempi ed i modi del lavaggio intestinale, si conclude con l’osservazione e la valutazione di eventuali formazioni emorroidarie interne ed esterne e con un’eventuale un’esplorazione rettale quando si renda necessario acquisire una completa diagnostica del pavimento pelvico in relazione agli organi in esso contenuti.

Tale fase serve pertanto ad inquadrare, nel modo più preciso possibile, la situazione personale del paziente allo scopo di valutare se la Colon Idro Terapia può rappresentare o meno la soluzione a lui più indicata. 

Poiché inoltre di recente si è cominciato ad utilizzare la Colon Idro Terapia anche nella diagnostica radiologica ed ecografia, nella terapia chirurgica laparotomica e laparoscopica, nell’endoscopia del retto e del sigma e nella pancolonscopia reale e virtuale, preferendola alla tradizionale preparazione dell’intestino con i lassativi osmotici, non sempre ben tollerati o sopportati dai pazienti, l’AMICIT ha preparato degli specifici protocolli applicativi che hanno lo scopo di modificare la consistenza del contenuto intestinale e di facilitare la pulizia del colon.

Il primo di questi protocolli è indicato sia per il semplice lavaggio, sia per la diagnostica radiologica od ecografia, sia per la terapia chirurgica laparotomica e laparoscopica.

Esso prevede nelle 48-72 ore precedenti la Colon Idro Terapia una dieta povera di scorie, priva di frutta e verdure e molto ricca di liquidi.

Prevede poi una dieta liquida nelle 12-18 ore precedenti il trattamento.

Prevede infine una seduta di Colon Idro Terapia nelle 3-6 ore che precedono la diagnostica o la terapia.

Se dopo il trattamento è necessario stimolare ulteriormente la peristalsi per migliorare la pulizia del colon, si può ricorrere nelle 4-7 ore precedenti la diagnostica o la terapia, anche ad un lassativo idratante isotonico ed isosmotico in posologia adeguata.

Il secondo protocollo esecutivo è indicato soprattutto per l’endoscopia del retto e del sigma, per la pancolonscopia e per i trattamenti chirurgici più invasivi.

Anche in questo caso è prevista nelle 48-72 ore precedenti il trattamento una dieta povera di scorie, priva di frutta e verdure e molto ricca di liquidi.

Ugualmente nelle 12-18 ore precedenti il trattamento la dieta è solo liquida.

Per quanto riguarda invece il lavaggio intestinale, sono previste due sedute, la prima a distanza di 24-36 e la seconda a distanza di 3-6 ore dal trattamento.

Anche in questo caso, se dopo i lavaggi, è necessario stimolare la peristalsi per ottenere una migliore pulizia dell’intestino, si può ricorrere ad un lassativo idratante isotonico ed isosmotico in posologia media dalle 4 alle 7 ore prima del trattamento.

Il terzo protocollo esecutivo è indicato infine per la colonscopia virtuale. In questo caso la seduta di Colon Idro Terapia è unica ed è indicata un’ora prima dell’esame.

La terza fase della Colon Idro Terapia è quella del lavaggio vero e proprio.

Prima di affrontare questo importante argomento vogliamo tuttavia soffermarci sulle manovre diagnostiche e preventive che la Colon Idro Terapia consente di eseguire sul paziente e che ne esaltano ulteriormente le caratteristiche di atto medico.

Approfittando infatti della posizione e della necessaria lubrificazione che l’introduzione della cannula d’irrigazione richiede, il medico può praticare prima del trattamento, tutta una serie di manovre utilissime alla prevenzione di patologie anche molto gravi che spesso decorrono in maniera del tutto silenziosa ed asintomatica e che per questo possono sfuggire ad una diagnosi precoce sia per la delicatezza delle parti coinvolte, sia per il pudore che spesso accompagna la loro esposizione.Mi riferisco all’esplorazione rettale, da ripetere in modo più approfondito anche se essa è già stata praticata in fase diagnostica, utilissima per apprezzare la tonicità dello sfintere anale esterno, la presenza di eventuale emorroidi, la tonicità dello sfintere interno, le caratteristiche delle pareti anteriore, posteriore, destra e sinistra del canale rettale, il volume e la consistenza della prostata e delle vescichette seminali nell’uomo, la parete posteriore dell’utero, la sua eventuale retroversione e retroflessione, il fornice posteriore, il Douglas e le ovaie nella donna.

Utilissima, sempre per la prevenzione dei tumori dell’apparato genitale, l’esecuzione nella donna di una manovra spesso trascurata anche a livello ginecologico, l’esplorazione retto vaginale che permette di evidenziare oltre alle caratteristiche del setto retto vaginale (ricco di linfonodi spia), anche la mobilità e la tonicità del perineo (nel caso questa manovra evidenziasse qualche sospetto diagnostico è bene prescrivere alla paziente una successiva ecografia transvaginale).

Il lavaggio del colon costituisce invece il momento più importante della Colon Idro Terapia. Tale lavaggio prevede l’introduzione nell’intestino di adeguate quantità di acqua a bassa pressione e a temperatura variabile. I diversi riempimenti ed i successivi svuotamenti, creano un flusso e reflusso continuo dell’acqua che si dimostra particolarmente efficace nel rimuovere le scorie, nel ripristinare la necessaria ossigenazione della parete intestinale, nello stimolare la muscolatura e nel detergere localmente le mucose promuovendo un’azione antinfiammatoria.

Affinché la Colon Idro Terapia possa essere eseguita a regola d’arte, l’AMICIT prevede le seguenti linee guida.

La stanza deve avere una superficie ed un volume sufficienti a contenere tutto quanto è necessario per il trattamento. Si raccomandano quindi almeno metri 3 x 3 x 3 con pavimento e pareti lavabili. Ci deve essere inoltre un sistema di climatizzazione ed aspirazione dell’aria. E’ indispensabile poi un collegamento diretto con un bagno dotato dei tradizionali sanitari. Infine il lettino per il paziente deve essere di tipo ginecologico possibilmente a sezioni mobili e motorizzate.

L’apparecchio per il trattamento deve possedere, oltre al marchio CEE, anche tutti requisiti tecnici di sicurezza d’uso. Deve essere dotato di un sistema per la decalcificazione dell’acqua potabile della rete idrica, di filtri autopulenti e di un eventuale sistema di sterilizzazione con raggi UV.

L’apparecchio deve avere poi un Termostato, un Timer ed un Pressostato, un sistema di visualizzazione del materiale drenato ed un sistema di lavaggio-sterilizzazione dopo l’impiego.

Il materiale drenato deve scorrere in modo non retrogrado nel tubo che va collegato alla rete fognaria.

L’abbigliamento dell’operatore deve essere simile a quello che si tiene in sala operatoria, zoccoli, calzoni e camici facilmente cambiabili, guanti ed eventuale mascherina.

Per il paziente deve essere utilizzato per motivi di privacy un asciugamano di medie dimensioni da cingere attorno alla vita.

Indispensabili anche i salvapiedi per lo spostamento dallo spogliatoio al lettino.

Per ottimizzare l’efficacia del trattamento l’AMICIT prevede poi la sua esecuzione in posizione ginecologica, tale posizione è molto comoda per il paziente e di gran lunga meno stancante di quella supina.

Le gambe sollevate ed appoggiate sugli specifici sostegni permettono infatti di agire su di un addome rilassato al massimo.

L’operatore gode inoltre di una migliore manualità per le manovre che sono necessarie durante la terapia. In particolare per quanto riguarda l’inserimento e la mobilizzare della cannula d’irrigazione e per la perfetta ed immediata visione del suo posizionamento. E’ assai più facile inoltre eseguire sulla parete addominale tutte quelle manovre di massaggio e di spremitura intestinale che attivano la peristalsi propulsiva-espulsiva pancolica.

Ugualmente, diventa assai più semplice rimuovere la cannula nel caso si manifesti un fenomeno negativo che imponga la sospensione della seduta.

La posizione ginecologica consente inoltre, una volta lubrificato l’ano, di introdurre più lentamente e delicatamente il dito esploratore anche in presenza di emorroidi e valutare, millimetro per millimetro nel momento di passaggio dall’esterno all’interno, le caratteristiche dello sfintere e del canale anale in tutta la sua circonferenza ed in tutta la sua lunghezza.

Ugualmente agevole risulta l’apprezzamento dello spessore del piano perineale.

Nello stesso tempo si può meglio approfondire il dito esploratore per cercare di raggiungere posteriormente il passaggio dal retto al sigma in modo da ottenere il miglior orientamento possibile per la successiva introduzione della cannula.

A questo scopo, la cannula va adeguatamente preparata.

Per fare questo si prende una fascetta e la si avvolge intorno alla cannula stringendola adeguatamente ad una certa distanza dal beccuccio sia per personalizzarne l’introduzione in base alle caratteristiche anatomiche del paziente, sia per facilitarne poi il mantenimento nella posizione prescelta.

Una volta fatto ciò la cannula è pronta per essere delicatamente introdotta con il mandrino.

Il grado di introduzione ed il suo successivo posizionamento dipendono dalla distanza che esiste tra lo sfintere anale e l’anello retto-sigmoideo, oppure dalla presenza di un’eventuale retroversione uterina, entrambi valutati in precedenza durante l’eplorazione rettale.

Al paziente viene poi affidato il compito di tenere la cannula in posizione esercitando con la mano un’adeguata tensione sulla fascetta montata in precedenza.

Tolto il mandrino dalla cannula si collegano prima il tubicino di mandata e poi il tubo di drenaggio.

Il lettino va alzato quel tanto che consente di ottenere un piccolo dislivello tra l’ano e l’apparecchio in modo da facilitare il drenaggio per caduta.

Una volta controllata la corretta impostazione dei valori relativi alla quantità, alla pressione ed alla temperatura dell’acqua, il medico inizia il trattamento. In questo caso lo strumento da tenere più spesso sotto controllo, oltre al termometro e al timer, è il manometro.

Il flusso dell’acqua deve infatti generare pressioni che sono in media poco più sotto o poco più sopra i 50 millibar, in relazione alla resistenza indotta dalla distensione intestinale e dalla peristalsi.

Particolare attenzione viene posta poi all’osservazione del materiale refluo che passa attraverso il tubo trasparente di controllo e all’esecuzione del massaggio addominale che consente non solo l’identificazione precisa dei vari segmenti addominali, ma anche un’efficace opera di spremitura del torchio addominale.

Tale manovra viene eseguita a scarico aperto mettendo il pollice sul cieco e la punta delle dita sulla spina iliaca anteriore sinistra cui corrisponde di solito la fine del discendente e l’inizio del sigma.

Stringendo ripetutamente le dita a tenaglia si ottiene un massaggio molto profondo la cui efficacia non tarda a manifestarsi anche nel colon più pigro.

Quando il paziente sopporta bene il trattamento, spesso, anziché aprire la valvola di scarico e consentire un rapido svuotamento in relazione allo stimolo, si può semplicemente ridurre la pressione al valore di partenza per un minuto o due e, con la diminuzione dello stimolo, ritardare lo svuotamento in modo da consentire all’acqua di fluire più lentamente verso l’alto con una pressione vicina a quella peristaltica. 

Questo può facilitare una migliore pulizia.

La pressione può essere poi leggermente aumentata verso la fine del trattamento, quando l’intestino si è svuotato del materiale fecale e riesce a trattenere una maggiore quantità di acqua.

La durata del trattamento non è fissa, ma varia a seconda della risposta del paziente. In media va calcolata in un’ora circa.

Al termine del lavaggio si rimuove la cannula delicatamente ruotandola da una parte e dall’altra soprattutto se sono presenti delle emorroidi.

La cannula ed il tubo di drenaggio vengono quindi riposti in un contenitore per rifiuti e non possono venire riutilizzati per alcuna ragione.

Una volta abbassato il lettino ginecologico si manda il paziente in bagno per tutto il tempo che gli necessita.

In casi selezionati e quando lo si ritenga necessario, al ritorno dal bagno il paziente viene invitato a distendesi nuovamente sul lettino e dopo aver leggermente lubrificato l’ano, si introduce il più profondamente possibile e con la massima delicatezza un sottile sondino naso-gastrico di circa 30-40 cm..

Attraverso tale sondino si introduce con una siringa da 20 cc. una miscela concentrata di fermenti lattici vivi e di lattitolo. La quantità è volutamente modesta, ma è concentrata proprio per ridurne il volume ed annullare un eventuale stimolo in modo che il paziente possa trattenerla terapeuticamente il più a lungo possibile.

La quarta ed ultima fase della Colon Idro Terapia comprende infine gli interventi necessari al perfezionamento degli effetti terapeutici legati al lavaggio intestinale.

Anche in questo caso l’AMICIT prevede le seguenti linee guida.

Per rendere più dinamica la peristalsi pancolica e bilanciare il rapporto eubiosi-disbiosi è bene eseguire dalle tre alle cinque sedute di Colon Idro Terapia con intervalli crescenti che variano dai tre giorni alle cinque settimane, associando nel contempo la prescrizione di un complesso pre-probiotico, uno schema alimentare personalizzato ed un’eventuale modifica dello stile di vita o di comportamenti sbagliati.

E’ consigliabile inoltre una seduta di richiamo ogni 3-7-12 mesi, soprattutto se il trattamento è stato proposto con una finalità salutistica e di prevenzione.

Per quanto riguarda la stipsi lieve-media-grave è bene eseguire le sedute, che in questo caso assumeranno anche una finalità fisioterapica, in modo personalizzato nel numero e nell’intervallo a seconda del recupero della peristalsi, associando l’assunzione decrescente di lassativi a base di fibra per via orale, modulando nel contempo un’alimentazione personalizzata e proponendo attività ginnica idonea a riattivare la dinamica della funzione intestinale.

Concludendo, ci auguriamo che questo scritto, oltre a delineare con precisione la strada entro la quale l’Associazione Medica Italiana di Colon Idro Terapia intende muoversi, contribuisca non solo a fare la massima chiarezza tra gli addetti ai lavori, ma elimini una volta per tutte la confusione ed il disorientamento che ancora regnano tra i pazienti (ed anche tra molti colleghi), in modo da non far loro confondere un atto medico con un semplice clistere.

Per quanto riguarda infine i risultati, si stanno delineando delle interessanti prospettive nel campo della intolleranze alimentari con il lavoro di Sergio Pedullà pubblicato sul Giornale di Gastoenterologia e si sta valutando l’utilizzo della Colon Idro Terapia nello studio delle modifiche del DNA fecale quale marker per la diagnosi preventiva dei tumori intestinali.

Certo si tratta di piccoli passi, ma sul successo della Colon Idro Terapia possiamo essere ottimisti, non solo per i risultati confortanti che si ottengono nella pratica clinica ambulatoriale, ma anche e soprattutto perché siamo finalmente riusciti a darci delle regole.

Riassumendo più semplicemente

Le indicazioni

Il medico incoraggerà la pratica della Colon Idro Terapia in presenza di patologie addominali come la disbiosi intestinale, il meteorismo, il colon irritabile (stipsi alternata a diarrea in soggetti ansiosi soprattutto di sesso femminile), le coliti non complicate, la candidosi e la stitichezza ribelle, legata sia ad un’alimentazione troppo raffinata, sia alla sedentarietà, sia ad alterazioni della mobilità intestinale, sia a cattive abitudini nell’evacuazione (dischezia, resistenza protratta allo stimolo).

Verrà ugualmente consigliata la Colon Idro Terapia nelle patologie che coinvolgono più estesemente l’organismo come la malattia cellulitica, dove le tossine locali dovute alla stasi circolatoria si aggiungono a quelle di origine intestinale, il fumo, il sovrappeso, la cefalea essenziale, la malattia acneica, l’invecchiamento della pelle, l’alitosi ribelle, l’indebolimento della memoria, gli stati di affaticamento cronico, le artropatie croniche, la pratica di attività sportive agonistiche.

L’eventuale  preparazione al trattamento verrà infine stabilita dal medico di volta in volta in modo personalizzato a seconda delle diverse condizioni ed indicazioni.

I principali effetti della Colon Idro Terapia

  • Normalizza le funzioni intestinali mediante azione fisioterapica di stimolo delle cellule muscolari del colon.
  • Ristabilisce un corretto pH intestinale, condizione indispensabile per il ripristino di una flora batterica fisiologica.
  • Normalizza la permeabilità delle pareti intestinali, necessità imprescindibile per il ripristino delle normali funzioni digestive.
  • Previene i tumori del colon, riducendo il contatto tra la mucosa intestinale ed i cancerogeni introdotti con la dieta.
  • Ha un effetto antidepressivo per liberazione diretta di betaendorfine a livello cerebrale.
  • E’ una via di somministrazione di sostanze medicamentose utilissime all’organismo, evitando in questo modo la barriera costituita dall’acidità gastrica che normalmente riduce l’efficacia di tali sostanze.